SISTEMI MULTIPLEX: TRE MITI DA SFATARE

Fino a non molti anni fa era normale che su un’automobile l’unica elettronica presente a bordo fosse l’autoradio. Oggi la percentuale di componentistica elettronica rispetto al valore dell’auto è stimabile intorno al 35% e il terreno in cui è più accesa la competizione innovativa tra i produttori è senza dubbio quello dell’elettronica di bordo, diventato il vero “plus” di ogni veicolo.

L’elettronica di bordo ha a che fare con tutte le funzioni del veicolo: non riguarda solo optional legati al comfort, ma svolge un ruolo importante nella gestione dell’efficienza e delle prestazioni del motore e della sicurezza delle persone a bordo. Un mezzo da cantiere oggi può contare diverse decine di Electronic Control Unit (ECU) che controllano praticamente tutti i dispositivi (motore, freni, climatizzazione ecc.).

Se ogni connessione fosse realizzata con un cavo dedicato, il numero di connessioni, e quindi di cavi, sul veicolo sarebbe enorme. In questo scenario è facile capire perché l’introduzione delle connessioni multiplex e dei bus di comunicazione abbiano segnato una rivoluzione.

Questo cambiamento apparentemente semplice ha richiesto molti anni per diffondersi. E in molti campi ancora fatica a trovare consenso. Perché?

Le pulsantiere digitali permettono un raicale trasformazione del pannello di controllo di un veicolo o di un’imbarcazione, rendendolo più ordinato ed essenziale e aiutando l’operatore a gestire azioni complesse in maniera semplice e lineare.

I motivi di questa avversità sono diversi ma in larga parte riconducibili a tre false convinzioni riguardo all’utilizzo dei sistemi bus:

 

  • “Più elettronica = più disservizi. Un cablaggio tradizionale è più affidabile perché la rottura di un filo danneggia soltanto quella particolare informazione o comando. In un sistema bus la rottura potrebbe compromettere molte funzioni.”

Questa maggiore affidabilità è soltanto apparente perché la probabilità di rottura di un filo è molto bassa, in confronto alla probabilità di guasti dei vari componenti e sensori. In questo senso il sistema bus, più flessibile, consente, attraverso una diversa distribuzione dei segnali/comandi di recuperare eventuali guasti non gravi. Migliora, poi, la diagnostica e la tolleranza al funzionamento in ambienti elettromagneticamente perturbati.

 

  • “L’elettronica costa cara”

Oggi i componenti, ormai prodotti in volumi di milioni di pezzi, hanno costi molto ridotti. Più recentemente, per venire incontro a tali esigenze di costo limitato, sono state concepite e realizzate versioni molto semplici di bus (CANopen) dove il costo dei componenti è estremamente modesto. Inoltre, con soluzioni bus è più semplice condividere le informazioni tra diverse centraline, evitando di dover disporre uno stesso sensore in più esemplari in diverse parti del veicolo.

  • “Un sistema bus è complesso, questo comporta maggiori costi di progettazione e sviluppo”

Con la standardizzazione delle soluzioni questo aspetto si è ribaltato, è molto più semplice mettere a punto un sistema bus. Infatti, diventa possibile “simulare” un sistema di dispositivi molto complesso, semplicemente riproducendo il suo comportamento sul bus, e in questo modo mettere a punto, ad esempio, una centralina di controllo.

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